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19 maggio 2009

Corso di cucina - quinta ed ultima puntata!

che tristezza ragazzi... sigh... sob... l'ultimo incontro è sempre carico di saudade e mestizia... però già anticipiamo che c'è stata una bella sorpresa: lunedì 18 seratina straordinaria!! Seminario: le crostate di frutta con creme e marmellate, che fanno sempre la loro porca figura...e ci è venuta voglia di usare questa scusa per stare insieme un'altra serata!! Percui troverete ancora un ultimo resoconto sul seminario dolcifero!

La quinta ed ultima puntata è stata dedicata ai dolci; con grande dispiacere di tutti noi non sono riuscite a venire Marisa e Laura, Brugherio era quasi isolata e nel bel mezzodi una bufera che le ha costrette in casa, mannaggia.

IMPASTO PER LE TORTE


Niente di diverso rispetto a quello delle torte salate, con la sola aggiunta del malto di riso anzichè del sale marino.

In una ciotola bisogna amalgamare: farina (noi abbiamo usato la nostra mitica farina di farro già citata ed esaltata) di farro integrale, malto di riso, acqua e olio di mais bio spremuto a freddo (ma va bene anche l'olio di semi di girasole, bio of course) fino ad ottenere un impasto omogeneo e morbido ma non appiccicoso: tipo pongo o didò!
Basta che non si appiccichi alle mani, nel caso aggiungete un poco di farina. L'impasto va steso col mattarello su un piano di lavoro ben infarinato, lo spessore deve essere di tre millimetri circa se le torte sono piccole, anche mezzo cm se le torte sono grandi; noi le abbiamo fatte piccole.



MELE E AGRUMI:


far cuocere a vapore le mele tagliate a spicchi e sbucciate, per un minuto circa e non di più se usate la pentola a pressione (noi ce le siamo dimenticate sul fornello... anche la versione purea di mele ci sta, non è una tragedia, ma meglio lasciarle al dente =DD); mescolare le mele cottecon la composta agliagrumi Rigoni di Asiago (buona e senza zucchero) che trovate al supermercato (costa come il caviale ma ne vale la pena) e un po' di pangrattato o mandorle tritate molto finemente affinchè assorbano l'acqua delle mele.
Riempite la sfoglia già adagiata su una teglia antiaderente ed infornate a 180° gradi per almeno un quarto d'ora.



PERE E CIOCCOLATO:


stesso procedimento: le pere vanno sbucciate e tagliate a tocchetti o a spicchi, per poi essere messe nel cestello per la cottura a vapore; in questo caso calcolate un paio diminuti di cottura in più, le pere rispetto e alle mele cuociono più lentamente, a patto che non siano troppo mature.
In una ciotola riponete poi le pere cotte e unitele ad una crema di cioccolato preparata come la glassa con cui ricopro di solito la FibraSacher: in una casseruola portate ad ebollizione un bicchiere scarso di latte vegetale, successivamente aggiungete dei quadratini di cioccolato fondente e mescolate, a fiamma bassissima, fino a che il cioccolato non sia completamente sciolto.
Fate raffreddare un po' e usate a piacere: spennellata su una torta come glassa (i tempi di raffreddamento del cioccolato sono biblici, tenetelo presente se dovete preparare una torta in anticipo) o mescolata ad altri ingredienti come in questo caso per un ripeno godereccio.
Noi abbiamo provato a glassare alcune tortine "inventate" al momento con ritagli di pasta avanzata e riempite con marmellate di agrumi e fragole....



From Greta with love:
Beh, cari ragazzi, cara magie vegan, cari clienti di Fibra,per quest'anno i corsi sono arrivati al termine, anche se ci sarà il TortaDay il 18 maggio, sempre a Vimercate, sempre alla solita ora, col solito impegnatissimo e puntuale (...) post su questo bellissimo blog. Vorrei ringraziare tutti quanti, soprattutto la Vale (magievegan) che ha ospitato i miei deliri ogni settimana e che ha lavato pentole e pelato mele e patate con amorevole dedizione, Riccardo (il moroso della Vale) che è stato il paparazzo più discreto che abbia mai conosciuto, Dani ovvero il mio futuro fortunatissimo marito (forse grazie a questa battuta lascerete qualche simpatico ironico commento;DD) che ha contribuito alla riuscita di questi corsi, e, non ultimi, ringrazierei anche i ragazzi dell'arci Acropolis e Noz in persona, che ci hanno messo a disposizione la cucina. Alla prossima!!!

9 maggio 2009

Secondo corso di cucina: quarta puntata

Beh, è proprio il caso di dire "pochi ma buoni"...Magie Vegan, poverina, è migrata a Padova per lavoro, Roberto a Madeira sicuramente non a lavorare (insulti corali a Vimercate), hanno e july han scelto di passarsi un'altra serata...ma Greta ha condotto egregiamente la serata e tutti gli altri che c'erano si sono divertiti lo stesso!!! Alla facciazzaloro!!! :-))
Devo dire che sono rimasta estasiata dalla reazione entusiasta alla zuppa di miso; inizialmente, dopo "l'insuccesso" del primo corso, pensavo di non proporla più, ma poi ho pensato che questo gruppo sarebbe stato un pò più per la quale, ed è andata in effetti molto bene nonostante le iniziali e scettiche espressioni di Martina che non tollera nemmeno l'odore del pesce...figuriamoci quello delle alghe...! Ma l'abbiamo convinta, eccome!!

ZUPPA DI MISO



Per la ricetta rinviamo al post del corso precedente, spiegata per filo e per segno con tanto di indicazioni sul miso eccetera eccetera...questa volta, l'unico accorgimento differente è stato l'aggiunta del kuzu, che si presenta in "pepite" di un cm di diametro circa, bianche come gesso pressato, da sciogliere nell'acqua fredda e da aggiungere ad un liquido caldo finchè non diventa trasparente (le istruzioni si trovano sulle confezioni reperibili nelle erboristerie o nei negozi specializzati) e ha veramente molte proprietà: è un istantaneo addensante, comodo facile e naturale, ottimo tonico senza compromettere il sonno, terapeutico per tutto l'apparato gastrointestinale.
Buona la zuppina caldina di miso... piace a grandi e piccini questa volta (ovvero a tutti noi e a Martina, la più piccina picciò).



FARINATA DI CECI



A grande richiesta ragazzi, non potevamo non farla, è buona è bella è sana è facile e colorata... come diceva Marisa, sembra proprio un cibo "da festa"!!
Ideale per panini, per pic nic, per feste, per tutto...(avete capito che mi piace tanto vero?!)
Dunque dunque, in sè è qualcosa di molto facile, normalmente sulle confezioni della farina di ceci si trovano dosi e procedimento, ma chissà com'è... son sempre sbagliate perchè il risultato è una suola da scarpe da tagliare con la motosega!!!

INGREDIENTI E PREPARAZIONE (per una teglia di farinata)
una confezione di farina di ceci;
olio e.v.o. q. b.;
sale q.b.;
acqua;
zucchine 3 o 4;
erbe aromatiche a piacere;

La sera prima, o qualche ora prima, si mette la farina di ceci in un'ampia casseruola con l'equivalente del peso in acqua, anche un po' di più (una proporzione 1:1,5 è ottimale.
La consistenza dell'impasto rimane liquidina, non vischiosa nè densa. Subito prima di mettersi ai fornelli, azionate il vostro fantastico minipimer (ciò che Greta porterebbe sull'isoladeserta... per frullare cosa non si sa!) per eliminare completamente i grumi che altrimenti digerirete l'anno prossimo. In un tegame, stufate le vostre verdure preferite con un bel po' d'olio (beh, tutto è relativo... rispetto a quello cheusiamo di solito, qui si è nell'ordine di qualche cucchiaio, non bisogna friggere!); noi abbiamo usato le zucchine perchè sono tra le più pratiche, son comode da pulire, adesso iniziano ad avere un sapore di zucchina e piacciono di solito a tutti.
Potete usare anche altre verdure (deborah, alunna modello, a Pasqua ha fatto la farinata con gli asparagi!) e tutte le spezie e gli aromi che volete. Il principio è aggiungere delle verdure che inumidiscano l'impasto, altrimenti le soluzioni son due: o mangiarlo un po' duretto o aggiungere veramente tanto olio, come fanno in Liguria...comunque: una volta cotte le verdure, aggiungetele alla farina di ceci, correggete di sale e versate lentamente su una teglia da forno, ricoperta di carta forno su cuoi avrete versato un filo di olio e.v.o.. Attenzione... lo spessore non deve superare il cm o poco più, altrimenti la motosega sarà indispensabile in ogni caso!
Infornate a 180 gradi per una ventina abbondante di minuti.

GNOCCHI



Anche questi super richiesti... piacciono sempre!!

INGREDIENTI E PREPARAZIONE (dosi per una famiglia allargata...)

4 patate a pasta gialla;
farina di farro integrale;
sale q.b.;
olio e.v.o.;
due zucchine e due carote;

Cuocete le patate e schiacciatele con la forchetta o con l'aggeggio per il purè; unite a pioggia, poca per volta, la farina, fino a che l'impasto vi sembrerà sufficientemente duretto per poter farci degli gnocchi; anche per questa ricetta potete sbirciare il post del corso di febbraio,tenendo conto che qui, per quanto le solanacee siano normalmente bandite, abbiamo usato le patate per evitare che gli gnocchi fossero troppo gnucchi e non abbiamo aggiunto nemmeno un "colorante" (vedi lezione del corso precedente). Il sugo è stato preparato concarote e zucchine grattugiate e saltate in padella, ma ovviamente va bene qualsiasi altro condimento, magari non burro e formaggio por favor...buon appetito e alla prossima puntata!!

29 aprile 2009

Corso di cucina: terza puntata! (finalmente)



Finalmente ecco pubblicata la terza lezione del secondo corso di cucina firmato Fibra!
Questa volta non ci son state grandi novità culinarie sugli schermi di Vimercate, i ragazzi ci tenevano ad impastare torte salate e ravioli, così abbiamo proposto un "continuavano a chiamarli torte salate e ravioli" suscitanto un'ovazione entusiasta! (beh...l'altra sera (Greta) mi sono guardata Trinità in tele... del resto come si può resistere?! lo adoro a tal punto che potrei postare la ricetta della fagiolata...).
La serata si è aperta con un assaggio (apprezzato) della farinata con zucchine di Fibra, per chiudersi con una degustazione di tre tipi di torte vegan: crostata, mele e pere e cioccolato, sempre "fibrose"...
Come col gruppo precedente abbiamo preparato un po' di verdure già cotte simulando le classiche schiscette di avanzi che riempiono spesso il frigo di casa, compresa una vellutata di cavolfiori e pistacchi sempre made in Fibra..poi semi, alga nori, fiocchi di avena, pangrattato, gomasio,erbe aromatiche etc. Le farine, anche questa volta, erano tutte diverse, proprio per avvallare la nostra "CucinaSenzaDosi" e dimostrare che è vero-verissimo il fatto che spesso i grammi indicati dai ricettari e i vari "un po'" rischiano di diventare fuorvianti e di scoraggiare i volonterosi cuochi che le leggono!

Beh, ragazzi, bisogna dire che l'alta cucina non ci è più preclusa, che il podio fornellesco è ormai conquistato, che il mestolo d'oro l'abbiamo già in mano!!!BRAVI BRAVI BRAVI!! Altro che Gualtiero Marchesi e la sora Lella...l'unico consiglio dato all'inizio è stato quello di non fare torte tutte uguali... Infatti, l'altra volta erano tutti così felici di poter fare un bel mischione di tutto, che le torte erano buone sì, ma... tutte uguali!! Sicchè, memori delle torte rinfusa fatte con lo stampino,abbiamo suggerito di differenziarle, scatenando il delirio... c'era chi si litigava gli ultimi pezzi di patata, chi cercava di distrarre il gruppetto "rivale" per fregarele rondelle di zucchine rimaste, chi si è messo un po' lontano per non mostrare l'opera durante il confezionamento...grandissimi: basta guardare cosa è uscito dal forno! Ed erano più buone che belle!!! Per la ricetta delle torte salate potete sbirciare la lezione del corso precedente, cambiano semplicemente le verdure!



Poi è arrivato il momento del raviolone, assolutamente identico anch'esso a quello del corso scorso come impasto, mentre il ripieno è stato fatto con spinaci bolliti e frullati, olio d'oliva, sale e mandorle tritate.



Che dire, le foto parlano da sole! E mi raccomando...senza commenti non pubblichiamo la puntata seguente!!! :-D

11 aprile 2009

2° corso di cucina - seconda puntata

Finalmente riesco a inserire i post delle prime due lezioni del corso di cucina di Fibra! Chiedo scusa ai partecipanti che magari erano ansiosi di vedere foto e ricette, ma ho avuto una settimana di fuoco e mi attendono trasferte lavorative a Padova, Verona e Firenze percui devo sfruttare questo weekend pasquale per far tutto! A proposito...per Pasqua ho intenzione di provare alcune ricettine interessanti imparate alla Sana Gola...poi vi terrò aggiornati!
Buona Pasqua a tutti!!

SECONDA PUNTATA
I progetti erano altri... gli gnocchi tanto per intenderci... ma il contadino ha deciso diversamente e la serata ha preso una piega diversa nel giro di un pomeriggio... mannaggia queste verdure di stagione!!! ;D! Il gruppo si è arricchito di un tocco internazionale che ci piace molto e ci dà un tono: Hanno il tedesco e July from australia, la coppia esotica del corso!
La prima puntata si è conclusa amputata del gomasio, che era stato ventilato all'inizio ma che non abbiamo fatto in tempo a fare, anche perchè è facile ma lunghetto (dani ha usato il mortaio per un paio d'ore e crediamo non voglia più sentir nominare il sesamo in vita sua!) e non si è fatto in tempo, però si è rimediato subito!

GOMASIO
Condimento classico della cucina macrobiotica, letteralmente significa sesamo (goma) salato (shio), ovvero sesamo tostato pestato con sale grosso, in proporzioni variabili e con eventuali aromi aggiunti a piacere.
In commercio di solito la proporzione e 1 parte di sale per 16/18 di sesamo, ma a noi piace più salato e l'abbiamo proposto in proporzione 1 a 10...
Oltre ad essere davvero gustoso, su cereali e verdure sia cotte che crude, è un ottimo integratore data la quantità eccellente di magnesio e calcio del sesamo e gli oligoelementi del sale marino integrale, yanghizza molto all'occorrenza (macrobiotica.. ehehehe!) ed è incredibilmente versatile!

Ingredienti:
sesamo;
sale m.i. grosso;
Nori tostate e sbriciolate (facoltativo);
erbe aromatiche a piacere (facoltativo);

Procedimento:
Si sciacqua il sesamo sotto l'acqua corrente dopo averlo messo in un colino, lo si fa sgocciolare un po' e lo si mette in una padella larga e bassa, con fuoco a fiamma bassa: è pronto quando scoppietta (occhio... la casa potrebbe essere costellata di semini di sesamo per giorni! Usate, se l'avete, un paraschizzi durante la tostatura o scopino e paletta dopo...) e i semini sono ben separati tra loro.
In un mortaio o nel mitico suribachi (il mortaio giapponese che costicchia un po', per cui va benissimo anche il mortaio del pesto o il bicchiere di vetro col pestello da cocktail) mettete, poco per volta, il mix di sesamo e sale che avrete preparato in una ciotola o direttamente nella padella una volta spento il fuoco, nelle proporzioni suggerite (per ogni cucchiaio di sale, 10 di sesamo) o con meno sale se lo preferite.
Si può aggiungere anche qualche erba o qualche altro ingrediente, noi abbiamo optato per l'alga nori tostata e sbriciolata (la si trova già pronta nei negozi specializzati e nelle erboristerie) e per un mix di erbe aromatiche bio trovato al supermercato, nella quantità che vi piace di più anche se consigliamo di non superare il cucchiaio (quindi 1 parte di nori o erbe, 1 di sale e 10 di sesamo).
Una volta preparato, lo si può conservare (volendo anche fuori dal frigo ma io preferisco tenerlo al freschino..) per un paio settimane, volendo, tenendo presente che l'aroma del sesamo tostato tende ad impoverirsi in poco tempo e che i semi dopo un pò irrancidiscono.



PARMIGANO
ovvero: parmigiano vegano!
Ogni tanto si può sentire la nostalgia del confortante formaggio grattato da mettere sulla pasta... perchè non optare per qualcosa di più sano e altrettanto saporito?!

Ingredienti:
mandorle;
lievito alimentare in scaglie;

Procedimento:
Le proporzioni qui son facili e Andrea non ha dovuto aiutarmi... fifty fifty, metà mandorle tostate (in padella sempre a secco come per il sesamo, ma non devono scoppiettare! Son pronte quando si sprigiona un buon profumo di tostatura) e metà lievito in scaglie: tutto nel mixer e il gioco è fatto!!
Il lievito è un ingrediente che normalmente la macrobiotica non considera, ma chi non mangia mai alimenti di origine animale spesso può essere carente di vitamine del complesso B, di cui il lievito è ricchissimo.
Le mandorle, dal canto loro, sono una miniera di calcio preziosissima: molti altri alimenti lo sono, per esempio i latticini ma... non tutti sanno (perchè la televisione e le industrie casearie dicono ovviamente l'opposto) che il metabolismo dei latticini crea acidità nel sangue, che per tornare in equilibrio ruba calcio e altri minerali dalle ossa... aumentando il deficit di calcio in esse!! Quindi: più mangio latticini, più rischio l'osteoporosi!
Suona strano? Maledette pubblicità...

CREPES di FARRO E CECI CON VERDURE
Ecco uno degli "sfizi-droghe" che ci piacciono molto (greta non riesce a non mangiarle per più di una settimana di fila!!) sono gustosissime e di grande soddisfazione, la riuscita è assicurata e piacciono a tutti!
A casa forse è un po' più facile farle, con un fornello di dimensioni umane e non titaniche come quello di una cucina industriale: la fiamma è regolabile molto meglio (quella di Vimercate ha praticamente due opzioni: bassissima o modello fiamma ossidrica), le padelle sono familiari e maneggiabili molto più facilmente, anche se i nostri cuochi del Lunedì sono stati bravissimi e le crepe sono state spazzolate e gustate in men che non si dica!!

INGREDIENTI per una ventina di crepes:
(la quantità di crepes che si ottiene con queste dosi dipende da: il diametro della padella che utilizzate, dalla consistenza dell'impasto e dallo spessore della crepe stessa; tenete presente che noi, con un chilo di farina (farro+ceci) abbiamo cucinato una trentina di crepe in una padella relativamente grande e col composto abbastanza denso perchè più facile da cuocere per i non esperti).

200 gr farina di farro integrale;
stessa quantità di farina di ceci;
acqua;
succo di un limone;
sale m.i. o tamari;
olio di oliva o di sesamo;
erbe aromatiche a piacere;
foglie di shiso in polvere (facoltative);
una carota o un pennello da cucina;

PROCEDIMENTO:
In una ciotola piuttosto grande dai bordi alti (o in una pentola) mettete le due farine e aggiungete, direttamente dal rubinetto e poca per volta, l'acqua. Con il minipimer (sconsigliata la frusta da cucina se non volete tirare natale in men che non si dica) iniziate a mescolare il tutto, aggiungendo anche il succo del limone, il sale e se vi piacciono, le erbe aromatiche che preferite. ( noi abbiamo aggiunto anche le foglie di shiso, erba aromatica disintossicante e alcalinizzante con cui vengono messe afermentare le prugne umeboshi).
Magie vegan, che ne sa una più del diavolo (in questo periodo sta facendo i corsi alla Sana Gola... che invidia...) aggiunge anche un po' di gomasio per dare un tocco aromatico in più!
Quanta acqua bisogna aggiungere? Più o meno lo stesso peso delle farine; il composto alla fine deve risultare liquidino, non troppo vischioso altrimenti le crepe somiglieranno a dei chapati indiani fatti col cemento... non buonissimi!! Fate la "prova cucchiaio" per valutarne la consistenza, se è troppo densa scende lentamente dallo stesso e ricade nella ciotola con un plof poco incoraggiante; se è troppo liquido probabilmente avete esagerato col rubinetto e basta aggiungere un po' di farina e frullare ancora col minipimer. La CucinaSenzaDosi colpisce ancora!!
Come si procede?
Munitevi di una padella antiaderente (nota sul teflon: i macrobiotici seri e ligi non lo considerano nemmeno, ma il Senso Pratico impone, per le crepe, di utilizzare una padella antiaderente rigorosamente non rovinata, altrimenti la pellicola si stacca in microframmenti contaminando il nostro cibo; in linea generale, sarebbe cosa buona e giusta usare pentole in acciaio o in pyrex o in coccio, ma si fa quel che si può) dal diametro non troppo grande, max 20 cm, tenendo presente che più la padella è piccola più è facile girare le crepe evitando di sbruciacchiarle troppo.
Fate scaldare ben bene la stessa, ungendola con un po' d'olio: per evitare di usarne troppo, potete spennellare (occhio... io ho fuso il mio pennello sulla superficie rovente...) la superficie della padella con una carota unta.
Con un mestolo, fate cadere un po' di composto nella padella, che terrete in quel momento in mano, alzata rispetto alla fiamma, per poi "giocare di polso" facendo in modo che la superficie della padella sia ricoperta.
Mettete subito sul fuoco, a fiamma abbastanza alta, e coprite col coperchio la padella: la crepe va girata con un colpo secco quando inizia a "fare le bolle" con una paletta da cucina antiaderente anch'essa. Ogni crepe deve cuocere per qualche minuto. Una volta cotte, impilatele mano mano su un piatti da portata, non si attaccano tra loro.




CREMA DI ZUCCA
Siamo già disperate all'idea della "fine delle zucche" anche quest'anno... non so come faremo a superare l'estate!! Quindi crema di zucca nostalgica, stufata in padella con una cipolla e un po' di olio e sale. Facilissima, non va neppure spiegata; dovete semplicemente ridurre la zucca in tocchetti prima di metterla in padella e in purea mentre è in padella.
Chi non dovesse amare la zucca (povero Andrea...) può farcire la sua crepe con qualsiasi altra verdura (magari non i carciofi pena litigio di coppia con la Patti).



CRAUTO CON SEMI DI ZUCCA
causa contadino dispettoso, si è dovuto ripiegare sul crauto del supermercato... ;(
un po' plasticoso, ma ce lo siamo fatto andare bene lo stesso! Tagliato in striscioline, l'abbiamo saltato in padella con tamari e un goccino d'olio di sesamo, mentre a parte abbiamo tostato i semi di zucca (sempre con lo stesso criterio, a secco e quando si gonfiano un po' son pronti) che in teoria sarebbero stati tutti da aggiungere ai crauti, ma avevamo una fame mostruosa e una metà li abbiamo saltati, tostati, in padella con qualche goccia di tamari... a aperitivo fu!! (qualcuno sognava una bella birretta...).



Morale della serata: crepe con una spalmata di crema di zucca, una forchettata abbondante di crauti e semi di zucca e una spolverata, volendo, di gomasio!! E buon appetito!

8 aprile 2009

2° corso di cucina: Prima puntata

PRIMA PUNTATA
Eccoci qui, senza Anna purtroppo che è fuori forma e non ci sarà nelle prossime settimane... ci sentiamo un pò orfanelle senza la nostra macro-mamma ma il nuovo gruppo è così carino da farci abbandonare la anna-saudade! La prima serata è stata bellissima, iniziata con una sana introduzione alla cucina vegana e alle presentazioni reciproche; non si è cucinato molto tutti insieme perchè non c'era molto da "impastare" e hanno lavorato più le orecchie delle
manine...anche se armati (letteralmente! i coltellazzi della cucina
di Vimercate sono armi da samurai vere e proprie) di taglieri e lame si è iniziato in men che non si dica a tagliare a julienne le varie verdure come fanno i veri chef:
mano a "ragno" con pollice piegato all'interno e più "indietro" rispetto alle altre dita, che se ne stanno ben piegate in modo da far scorrere la lama sulle falangine per evitare amputazioni e tagli antipatici (chi scrive -greta- è finita al pronto soccorso più di una volta e ha sperimentato sulla sua pelle letteralmente cosa voglia dire sbagliare mira...).
Le verdure così tagliate son servite per la...

QUINOA CON VERDURINE
L'idea di proporre la quinoa, lessata e poi saltata in padella, non mi convinceva del tutto perchè mi pareva di proporre qualcosa di troppo "normale" che avrebbe potuto deludere i ragazzi, ma spesso mi son sentita chiedere indicazioni e insultare dopo i tentativi fatti a casa da parte di chi mi ha chiesto la ricetta, sicchè.. ho optato per la quinoa saltata! Intanto bisogna sapere che la quinoa non è un cereale,
anche se viene utilizzato come tale ed assimilato ai cereali(come il grano saraceno che è una graminacea), ma è della famiglia delle chenopodiacee come gli spinaci e la barbabietola. Ha più del 10% di proteine, tutti gli 8 amminoacidi essenziali e perciò preziosa per chi preferisce non mangiare prodotti animali (il valore nutritivo è simile a quello del formaggio ma senza grassi e colesterolo e senza che il sangue si acidifichi troppo ;D!), è ipocalorica, ricca di ferro, zinco, manganese e fosforo... ed è pure buona!!
Gli aztechi la mangiavano quotidianamente, ma sulle nostre tavole non si è ancora diffusa tanto da rendere intuitiva la cottura, che è rapida ed indolore!

INGREDIENTI per 4 persone affamate:
una confezione di quinoa 500 gr;
tamari e olio di sesamo q.b.;
verdure a piacere, noi abbiamo usato
cipolla;
broccoletti;
carote;
sedano rapa;
zucchina;

PROCEDIMENTO:
Far bollire l'acqua in una pentola, aggiungere una presa di sale integrale e buttare la quinoa, che deve cuocere dai 10 ai 15 minuti: deve rimanere croccantina e se notate che il cuore del semino rimane chiaro, non significa che sia rimasta cruda, è fatta così! Una volta spenta la fiamma, la si scola in uno scolapasta che abbia i forellini molto piccoli, altrimenti i semini se ne vanno tutti nello scarico del vostro lavello di casa. Raffreddate poi la quinoa sotto l'acqua fredda e fatela saltare nella padella in cui avrete fatto saltare le verdurine elencate sopra e tagliate rigorosamente con la mano "a ragno" (:DDD). Le verdure devono restare croccantine, non mollicce o spappolate, altrimenti la quinoa si "impasta", i chicchi rimangono tutti incollati e non è gustosa come dovrebbe! Condite a piacere con tamari e, se volete, con un filo di olio di oliva. Noi in padella abbiamo usato l'olio di sesamo, che fuma ad una temperatura molto elevata e quindi è l'ideale per i soffritti.





INVOLTINI DI FINTO POLLO
Grande classico di Fibra, vanno a ruba e si è quindi deciso di proporli al corso, danno molta soddisfazione e, nonostante le apparenze, sono di una facilità da non credere!

Ingredienti:
Due cespi di radicchio lungo (per ogni cespo contate una decina di foglie al massimo, quelle centrali son troppo piccole);
200 gr circa di granulare di soia, alias il finto pollo;
Rosmarino a piacere (noi abbiamo usato quello dell'orto di casa essiccato con tanto ammòre);
Uno spicchio d'aglio;
Olio di oliva q.b.;
Sale m.i. o tamari;
Pangrattato e/o fiocchi d'avena come aggolmerante;

Procedimento:
Sfogliate il radicchio senza rompere le foglie, lavatele e fatele cuocere a vapore (noi le abbiamo preparate in pentola a pressione col cestello, devono cuocere per qualche minuto) e fatele raffreddare bene prima di arrotolarle a meno che non abbiate le dita di amianto. Intanto fate rosolare a fiamma bassa il rosmarino, l'aglio e il finto pollo in una padellona in cui avrete versato un paio di cucchiai di olio di oliva (si soffrigge poco) per pochi minuti, per poi innaffiare il tutto con una bicchierata di acqua che serve a far "rinvenire" il finto pollo.
potete salare l'acqua prima o aggiungere il sale successivamente.
Una volta spenta la fiamma, aggiungete al finto pollo del pangrattato (noi si ama quello integrale, ma è troppo cruscoso e lega poco, quindi quello bianco) o dei fiocchi d'avena, che son preferibili per chi come Laura e Marisa non possono mangiare il frumento: il sapore è un po' più dolciastro ma il palato è contento lo stesso e lo stomaco ringrazia dato che l'avena è fra le cose più digeribili al mondo! Il composto deve risultare polpettabile, quasi gnucco, pastoso altrimenti si disfa; se non lo fosse, aggiungete acqua o pangrattato/fiocchi d'avena all'occorrenza! Se vi piace, del prezzemolo tritato non guasta.
Fate delle polpettine ovoidali che andranno riposte sulle foglie di radicchio: ogni foglia ben fredda deve essere allargata per bene, e la polpettina riposta dalla parte della costa del radicchio, la parte bianca per intenderci; si arrotola la foglia e voilà! L'involtino è pronto per essere messo in forno insieme ai suoi simili, su una placca rivestita di carta forno e spennellata di olio di oliva, per una decina di minuti a 180 gradi circa.





7 marzo 2009

QUINTA ED ULTIMA PUNTATA



Sigh... sob... siamo mestamente arrivati all'ultimo resoconto del primo corso!
......tristezza..!
Come ultimo menù abbiamo cercato di accontentare il palato di tutti e abbiamo proposto un menù vegan sì, ma con qualche 'normalizzazione' degli ingredienti, mettendo in un angolo, per una sera, la cara buona macrobiotica: a grande richiesta abbiamo saltato gli spaghettini di riso e abbiamo confezionato i tartufini al cacao con gusti assortiti!!

SPAGHETTINI DI RISO SALTATI (dose per 15 affamati, poi regolatevi voi...)



Ingredienti:
800 gr spaghettini di riso (o soia);
una cipolla o un porro compresa la parte verde;
un peperone;
un sedano rapa;
tre zucchine;
tre carote;
un broccoletto;
germogli di soia;
funghi essiccati;
prezzemolo;
olio di sesamo;
shoyu q.b.;
zenzero fresco;
sesamo tostato;

Preparazione:
Fate cuocere gli spaghettini per qualche minuto (quando il tempo non è indicato sulla confezione contate 4/5 minuti circa) in abbondante acqua salata, scolate e raffreddate sotto il rubinetto con acqua fredda: questo serve per sciacquare l'amido e non far incollare gli spaghettini, oltre ad evitare che passino di cottura... appiccicosi e scotti sono schifosissimi!! Ovviamente non è indispensabile fare tutta quanta la confezione, specie se vivete da soli o in due, ma non tutte le confezioni son pensate in modo intelligente e spesso purtroppo non contengono "matassine" già porzionate: non
è un'impresa tanto facile dividere gli spaghettini da crudi senza
1)dire almeno tre parolacce al secondo
2)continuare a dirle fino a quando li avrete digeriti
3)ripeterle tutte con lo spelling mentre cercherete di eliminare frammenti di spaghettini da tutta quanta la casa...

In una padella larga o meglio ancora in un wok, fate imbiondire la cipolla o il porro (io ci metto anche la cannella... ma -è Greta che scrive- non tutti la amano nella versione salata) e poi aggiungete a ruota le altre verdure, prima quelle che cuociono in più tempo come carote e sedano rapa, poi man mano tutte le altre: in tutto dovete saltare per una decina di minuti affinchè rimangano
croccantine e non molliccie. Saltate nella padella gli spaghettini, e se vi piacciono metteteci dello zenzero fresco grattugiato e spolverate il sesamo tostato; noi abbiamo optato per due padellone, una
con le aggiunte e una senza. In entrambi i casi, comunque, va aggiunta la salsa di soia (il tamari è un po' troppo forte, meglio lo shoyu, ma se avete il tamari va bene lo stesso... diluitelo con poca acqua altrimenti rischiate di mangiarvi spaghettini salatissimi!).
NOTA: segnaliamo che prima del lancio delle due matasse da 400 gr l'una nell'acqua c'è stato un summit intorno al fornello: la teoria in questione era la quantità esagerata degli spaghettini... "ma no, son troppi"... "ma quanti ne facciamo!??"... "secondo me avanzano..." e via di seguito.
La riunione meditativa è scemata in un brusio rilassato dopo aver proposto le confezioni da asporto per il pranzo del giorno successivo…Morale della favola: non è avanzato neanche uno spaghettino!!





TARTUFINI AL CACAO


Beh, un dolcino un po' cioccolatoso ci stava alla fine del nostro corso e così ci siamo rifornite di cacao e robine varie da impastare insieme!! Il nostro caro Senso Pratico ha cacciato quello Teorico, per una volta, e ha fatto finta che il cacao non fosse troppo yin, che lo zucchero nemmeno e che facesse bene... noi tre sembravamo Juliette Binoche, mancava solo Johnny Depp!! (senza nulla togliere ai maschietti del corso, scusateci Ettore e Lorenzo!)...

Ingredienti per un vassoio di tartufini:
Una confezione di cacao bio amaro (noi abbiamo scelto quello del commercio equo e solidale, ma il sapore è fin troppo aromatico e tende a coprire troppo gli altri ingredienti);
Un sacchetto di zucchero di canna grezzo equo;
Un'arancia, scorza grattugiata e succo;
Latte di soia q.b.;
Nocciole tostate;
Cannella;
Pistacchi tostati e tritati;
Pangrattato;

Preparazione:
In una terrina mettete il cacao e la quantità di zucchero che vi piace, noi ne abbiamo messo pochino per evitare un indice glicemico alle stelle, ma de gustibus...aggiungete poi il latte di soia e gli aromi che vi piacciono di più; ci siamo divisi in tre gruppi di lavoro e abbiamo confezionato tre gusti assortiti di tartufini: arancia e cannella (qui anzichè il latte di soia abbiamo usato la
spremuta d'arancia), scorzette e pistacchi, nocciola tostata all'interno e granella all'esterno. Il procedimento è il seguente: alla parte "secca" (cacao,zucchero e ingredienti a scelta) man mano si aggiunge un liquido fino ad ottenere una consistenza che ricordi quella di uno sciroppo denso, poi si "asciuga" il tutto aggiungendo, poco alla volta (pena consistenza modello cemento armato), il pangrattato come legante. Si fanno col composto delle palline, volendo con all'interno
una nocciola tostata o un pistacchio, che farete rotolare in un piattino in cui avete messo o cacao, o nocciole tritate, o pistacchi... ma nessuno impedisce mandorle, pinoli o semini vari!
Beh...buona scorpacciata peccaminosa!!





Siamo allora giunti proprio alla fine? Non esattamente!! Il 23 Marzo inizierà il secondo corso,
con nuovi "alunni" e tante altre ricettine strabilianti!!!
See you soon!

1 marzo 2009

Corso di cucina - Quarta "nippo" puntata!


Carnevale? Voglia di vacanza e di mete lontane? Follia pura?
Il trio fornellesco opta per la terza... !
Mah, le cose sono andate più o meno così... durante laterza puntata, tostando le nori, è stato citato il sushi e al solo nome si son drizzate le antennine dei nostri corsisti del cuore, e così abbiam pensato: e sushi sia! Al che, ideona! Già che ci siamo, puntata di cucina giapponese/macrobiotica! Beh, detto fatto... è bastato un rapido scambio di sms Domenica pomeriggio fra noi tre e nel giro di 10 minuti abbamo trovato i kimono (grazie zia Bruna e papà di Vale!) e non solo...c'è chi è arrivata con trucco preciso e bacchette in testa, chi con calzine bianche ed infradito sfidando il freddo polare di Vimercate alle otto di sera, chi ha appeso la fila di simil-bandierine sopra il fornello per simulare una trattoria giappo...comunque, se pensate di leggere come tagliare il pesce crudo da "manuale samurai", cambiate blog senza che noi tre vegane ci si offenda...ma, credeteci, pur senza pesce il risultato è stato spettacolare!!! Contrariamente alle puntate precedenti, questa volta qualche parolina in più la si deve scrivere, il Senso Pratico sposa per qualche riga Quello Teorico, perchè ci sono ricette troppo importanti per non essere spiegate, tipo quella della...

...ZUPPA DI MISO!!
Ogni promessa è debito e le paroline saranno poche sul serio: la zuppa di miso è la ciotolina che ogni giapponese ha di fronte prima di iniziare ogni pasto, perchè, come prima cosa, aiuta a digerire tutte le portate a seguire. E' energizzante, riscaldante, enzimatica, alcalinizzante e remineralizzante; migliora le difese immunitarie rafforzando la flora batterica intestinale, è buona... manca solo che vi lavi i piatti a fine pasto e che vada a pagarvi le bollette in posta!! Beh, questa Magia è merito della sinergia di ingredienti che sono poeticamente assemblati con sapienza macrobiotica: qualcosa che cresce nel mare (alghe), qualcosa che si espande verso l'alto - yin (foglie verdi o broccoletti), qualcosa che si concentra verso il basso - yang (una radice), cipolla o cipollotto compresa la parte verde e infine miso. Anche sul miso diremo un paio di cosucce: è FONDAMENTALMENTE (nota di Greta "il maiuscolo è un omaggio al nostro cameramen del Lunedì sera, che mi prende in giro per tutte le volte che lo dico...sono Greta, fondamentalmente!!") una pasta fermentata a base di sale, fagioli di soia e cereali. Quella senza cereali è la più proteica e forte, ma ha un'energia così potente da sconsigliarne l'uso quotidiano se non in periodi di convalescenza; gli altri tipi, quello di riso e quello d'orzo per citare i più comuni, sono invece adatti per ogni giorno e per tutte le stagioni. Noi abbiamo usato quello di riso per la zuppa e l'hatchomiso (quello più forte) per la ricetta successiva.

INGREDIENTI per 4 persone:
15-20 cm alga wakame;
un paio di carote o altre radici;
un broccoletto o un mazzo di foglie verdi tipo insalata;
una cipolla;
un mazzetto di prezzemolo (facoltativo);
6 tazze di acqua;
un cucchiaio di miso a testa (ma dipende dalla marca e dalla fermentazione, anche meno se è molto salato);

Preparazione:
Mettete le alghe a bagno per qualche minuto, giusto il tempo di riempire d'acqua una casseruola -meglio se di acciaio- e portatela ad ebollizione. Strizzate e sciacquate le wakame e tagliatele in striscioline, per poi buttarle nell'acqua bollente. Intanto tagliate cipolle/cipollotto e carote a rondelle, e dopo aver fatto cuocere le alghe per almeno 5 minuti, unite le verdure a rondelle e cuocete per altrettanti minuti. Nel frattempo mondate e lavate i broccoletti, che dovranno essere uniti e cotti anch'essi per qualche minuto, restando croccanti: in tutto avete fatto bollire il brodo per 15 minuti circa. Adesso è il turno del re della zuppa, il miso, che avrete messo in una ciotolina e stemperato con un paio di cucchiai del brodo che avete in pentola. Unite il miso stemperato abbassando al minimo la fiamma: deve sobbollire per un paio di minuti, mai bollire! Altrimenti le sue magiche proprietà se ne vanno! Adesso la zuppa è pronta, da guarnire con foglioline verdi fresche e sminuzzate come il prezzemolo o l'erba cipollina.
NOTA: le dosi sono abbastanza soggettive, a qualcuno piace più asciutta, ad altri più brodosa... l'importante è la scelta degli ingredienti, unita alla loro cottura. Se volete prepararvene una pentolata che possa bastare per una settimana, abbiate solo l'accorgimento di aggiungere il miso volta per volta, tenendo comunque conto del fatto che più una zuppa è fresca più è sana e curativa, ma si cerca di fare quel che si può!






SOBA DI SARACENO IN BRODO:
Per questa ricetta, inventata apposta per l'occasione, abbiamo viaggiato molto tra fantasia, dispense, ricordi di ristoranti orientali e negozi di alimenti etnici... ma posson bastare un supermercato e un fruttivendolo!

INGREDIENTI per 4:
brodo di wakame con verdure (traduzione: zuppa di miso avanzata, ma va bene qualsiasi brodo, basta che ci siano le wakame, altrimenti non è una nippo zuppa inventata!);
un terzo di sedano rapa;
un paio di topinambur;
un etto circa di soba di saraceno (sostituibili con noodleso spaghettini di riso o soia);
Hatcho miso;
una manciata di radici di loto;
un paio di shiitake;
olio di sesamo per soffriggere;
prezzemolo fresco;
un cucchiaio di mirin (facoltativo);

PREPARAZIONE:
Mettete a bagno i funghi shiitake (Senso Teorico: sono anticancerogeni e depurativi, sciolgono i depositi di grasso, aumentano le difese immunitarie e stirano le camicie.. :D) e le radici di loto (sciolgono i depositi di muco). In una pentola fate soffriggere per qualche minuto nell'olio di sesamo il sedano rapa e il topinambur tagliati a dadini, poi aggiungete il mirin per donare un po' di saporino agrodolce e subito dopo il brodo di alghe e verdure. Unite i funghi e le radici di loto e fate cuocere per una decina di minuti. Alla fine buttate la soba, che deve sobbollire per 4 o 5 minuti, non di più perchè altrimenti scuoce. Spolverate con il prezzemolo fresco e servite nelle ciotoline con tanto di bacchette!!!






VEGANSUSHI


Ingredienti per 4 persone:
5 fogli di nori tostata (vedi terza puntata);
mezzo chilo circa di riso tondo;
4 cucchiai di malto di riso;
una spruzzata di mirin;
quattro cucchiai di aceto di riso;
una presa di sale m.i.;
un panetto di tofu affumicato;
un avocado tagliato in spicchi piccoli;
una zucchina tagliata in 6 spicchi;
una carota tagliata in 4 spicchi;
polvere di wasabi;
sesamo tostato (facoltativo);
shoyu;

PREPARAZIONE:
La nostra deontologia alimentare vorrebbe il riso sempre integrale, ma per il sushi un'eccezione la si fa volentieri! Il riso deve essere corto, dal chicco il più tondo possibile; fatelo cuocere in acqua appena salata, che sia circa il doppio del volume del riso (ma ogni riso si comporta un po' a modo suo...); alla fine il riso deve essere al dente ma ben cotto e l'acqua evaporata. Direttamente nella pentola, mettete mirin, aceto e malto e mantecate: il segreto sta nel condimento agrodolce che 'incolla' i chicchi di riso permettendo di arrotolarlo con facilità. Normalmente si usa lo zucchero, fino a 5 cucchiai per questa quantità di riso, ma noi lo zucchero non lo amiamo molto...il riso deve poi essere tolto dalla pentola e 'allargato' su dei piatti piani, affinchè si raffreddi in fretta senza che la cottura continui: il sushi col riso troppo cotto è di plastica e disgustoso! Quando il riso è freddo si può iniziare con la composizione! Appoggiate al piano di lavoro la parte più lucida del foglio di nori tostato; disponete un paio di cucchiaiate di riso sulla nori, lasciando un paio di cm di spazio vuoto verso di voi, e 5 cm all'altra estremità. In mezzo al riso, ben schiacciato in modo uniforme affinchè ricopra ben bene tutta la larghezza dell'alga, mettete gli ingredienti: carote e zucchine cotte al vapore, avocado (ben maturo altrimenti è durissimo e dal fantastico sapore di niente) e tofu affumicato a listarelle. Dovete riempire la larghezza della nori. Partendo dalla parte più vicina a voi, arrotolate pian pianino il foglio di nori fino a quando non otterrete un cilindro, che si sigillerà in un attimo inumidendo gli ultimi due cm di alga... voilà! Il maki sushi è pronto da tagliare in 6 rotolini, con una lama dritta e affilatissima partendo dal centro: prima a metà, poi in tre pezzi ciascuna metà! Se rimangono dubbi sulla fase di arrotolamento... andate su youtube, ci sono mille filmati che sicuramente chiariscono le idee. I maki son pronti da mangiare, intinti nel shoyu e arricchiti con la pasta di wasabi che però non piace tutti e con cui bisogna andarci piano... è più piccante di unpeperoncino calabrese!







CREMA DOLCE DI AZUKI

Anche per il dolce ci siamo affidate alla tavola di mimì aiuara, Sailor Moon, kiss me Licia e Marrabbio, Daitarn... e dato che per noi la cultura ha un certo peso, sveliamo questo segreto: mila azuki si chiama così perchè gli azuki sono i fagioli di soia rossa, tanto che nella traduzione italiana veniva chiamata 'pel di carota'... eh?? Che chicca!! Anticipiamo che se per noi tre gheishe è una delle cose più buone dell'universo, chi non è abituato a questi salubri cremosi dolci/non dolci rimane un po' scettico, proprio come i nostri ragazzi del Lunedì, ma se spesso non è amore al primo assaggio, dal secondo si diventa dipendenti! :DDD

Per la ricetta rimandiamo a quella già presente sul blog, la raggiungete cliccando QUI. Come variante noi abbiamo messo granella di nocciole come guarnizione, un pizzico di cannella e abbiamo "tagliato" il malto con del miele, per aiutare i ragazzi ad apprezzare il sapore poco dolce!



Nella prossima puntata:
spaghettini thai
tartufini al cacao

21 febbraio 2009

Corso di cucina - Terza puntata

Eccoci alla terza puntata del nostro amato corso!

Stavolta, nonostante tutte le richieste/proteste dei partecipanti, su queste pagine virtuali non ritroverete con precisione le dosi delle preparazioni..non per pigrizia, ma perché le ricette che abbiamo preparato avevano la funzione di suggerire come assemblare ingredienti/avanzi un pò “a caso”, in base per esempio a ciò che resta in dispensa, ottenendo magicamente qualcosa di sfizioso.
L’unica ricetta con tanto di dosi che trovate è quella del dahl di lenticchie rosse, che abbiamo mangiato spalmata sulle gallette di riso all’inizio dell’incontro come rompi fame di benvenuto, innaffiata dalla buonissima tisana "arancia cannella e vaniglia" che Ettore ci ha portato direttamente dalla sua erboristeria.

DAHL DI LENTICCHIE ROSSE



Il dahl è una zuppa tradizionale indiana che viene servita ovviamente calda e abbastanza liquida. Il nostro Senso Pratico però ci ha suggerito di renderla più densa e cremosa allungandone la cottura, per poterla spalmare sulle gallette di riso.

Ingredienti:
200 gr lenticchie rosse;
500 ml acqua;
coriandolo;
un pizzico di cannella;
un pizzico di cardamomo;
1 cucchiaio di prezzemolo tritato;
1 porro;
sale;

Preparazione:
Sperando che un indiano doc non stia leggendo il nostro blog, diciamo subito che abbiamo fatto qualche variazione sulla ricetta originale, che prevederebbe il ghee al posto dell’olio, la curcuma al posto della cannella e niente prezzemolo.
Detto questo, soffriggete le spezie insieme al porro in una pentola dal fondo spesso fino a quando il porro non diventa dorato. Attenzione alle spezie: non usatene molte la prima volta perché hanno un sapore piuttosto marcato.
Aggiungete poi lenticchie ed acqua e una volta arrivate a ebollizione lasciate cuocere per 15/20 minuti. Tenendo presente che quando poi si raffreddano si addensano un po’, fate evaporare l’acqua fino alla consistenza desiderata. Correggete di sale, di olio e di prezzemolo.

TORTE SALATE RINFUSA
Con questa ricetta abbiamo cercato di simulare una cena improvvisata con fondi di sacchetti di farine e “schiscette” abbandonate in frigo con verdure varie cucinate magari il giorno prima.
Per questo motivo non ci sono dosi, suggeriamo solamente gli ingredienti sulla base di quello che avevamo noi, cercando di simulare un’ottima cena messa in piedi all’ultimo minuto.

Ingredienti:
farine varie q.b. (noi avevamo farro, kamut, grano integrale e riso);
acqua q.b.;
2 cucchiai olio e.v.o.;
1 cucchiaino di sale;
1 foglio di alga nori;
verdure cotte a piacere;
semi tostati a piacere;
tamari (facoltativo);

Preparazione:

In una terrina amalgamate farina, acqua olio e sale per l’impasto fino a quando non diventa morbido ma non appiccicoso. Come già dicevamo nella seconda puntata, ogni farina ha una propria particolarità e un proprio modo di impastarsi, per questo è fuorviante suggerire delle dosi al grammo! Il Senso Pratico suggerisce semplicemente di sperimentare e trovare la farina che vi sembra più adatta come gusto, elasticità e resa in forno.
La nostra preferita è la farina di farro integrale “Poggio del farro” che si trova nei comuni supermercati.
L’unico accorgimento che suggeriamo è quello di aggiungere l’acqua per ultima e poco alla volta; l’impasto può sembrare asciutto all'inizio, ma prima di aggiungere altra acqua impastate almeno un paio di minuti.
Quando vi sembra abbastanza morbida senza che rimanga attaccata alle mani, è pronta per essere stesa con il mattarello e con una buona dose di farina per il piano di lavoro.
Dovreste ottenere un disco di pasta leggermente più grande del diametro della tortiera.
Sollevate delicatamente la pasta e posizionatela sulla tortiera, che avrete precedentemente rivestito con carta da forno.
Noi abbiamo farcito la torta anche con un foglio di alga nori tostata e posta sul fondo (la tostatura si fa con la parte lucida dell'alga rivolta verso l’alto; la si muove velocemente sopra una fiamma bassa ad una distanza di circa 20 cm).
All’interno della sfoglia ricoperta con la nori, si posizionano tutte le verdure salate e condite a piacere, aggiungendoci anche semi tostati, lievito alimentare, erbe e spezie varie.
A seconda dello spessore della pasta e della grandezza della teglia, il tempo di cottura in forno preriscaldato a 180° può variare ed essere compreso tra i 20 e i 40 minuti.









GNOCCHI COLORATI AL CUCCHIAIO

Il principio degli gnocchi è un po’ similare a quello delle torte salate, perché le farine possono essere miste e intercambiabili. Noi ci siamo affidati al mitico “Poggio del farro”, ma si può usare qualsiasi tipo di farina, volendo anche bianca.
Nell'impasto abbiamo preferito evitare le patate (anche se lo rendono un pò più morbido) perché, come tutte le solanacee, tendono a rendere il sangue acido, cosa non troppo auspicabile!
Abbiamo sostituito le patate con della semola di grano duro…in questo modo l'impasto risulta un po’ più consistente che con le patate, ma alla fine il risultato è stato molto apprezzato.

Ingredienti:
farina;
acqua;
sale;
semola di grano duro;
“coloranti”: barbabietola frullata (o succo), curcuma, prezzemolo;

Preparazione:
In una terrina mantecate farina, acqua, sale e semola (quest'ultima con un rapporto di 1 a 10 rispetto alla farina) fino ad ottenere un composto molto più liquido rispetto a quello delle torte. Stavolta deve proprio risultare “colloso”. A seconda che vogliate ottenere gnocchi rossi, gialli o verdi aggiungete rispettivamente barbabietola, curcuma o prezzemolo…suggeriamo di dare questa punta di colore anche perché curcuma e barbabietola sono un vero toccasana per il fegato! Dopo aver portato ad ebollizione un pentolone di acqua salata, con due cucchiai (o cucchiaini se volete degli gnocchi più piccoli) fate cadere gli gnocchi uno ad uno nell’acqua. Come quelli tradizionali, quando vengono a galla sono pronti. Toglieteli con una schiumarola e conditeli come più vi piace.
Noi abbiamo scelto un ragù di verdure (porro, carota e sedano con un po’ di panna d’avena) e ce li siamo mangiati direttamente dalla pentola leccandoci i baffi!!


Nota: c'è da dire che tutti i partecipanti all'inizio erano un po’ scettici davanti al colorino rosato degli gnocchi alla barbabietola (più simili a delle palline di gelato alla fragola) e invece, alla fine, sono risultati i più buoni di tutti!



Nella prossima puntata: a grande richiesta si va in oriente! ...vegan sushi, zuppa di miso e crema dolce di azuki!

15 febbraio 2009

Corso di cucina – Seconda Puntata

Il sole di questi giorni ha fatto quasi dimenticare la nevicata di Lunedì scorso che ci ha fatto slittare il corso di una settimana, ma il corso procede a gonfie vele senza altri intoppi!
Il trio si è trovato in anticipo per preparare i piani di lavoro e i due campioni mondiali di lavaggio dei piatti, nonché fotoreporter lo hanno immortalato.

Nella foto potete vedere a sinistra Magie Vegan (alias Vale), al centro Greta e a destra Anna, la nostra mamma macrobiotica.


Questa volta per calmare i morsi della fame delle 8 lo chef ha preparato una torta salata di farro e verdure (la cui ricetta troverete postata la prossima volta), preparata con lo stesso impasto dei ravioli che abbiamo preparato insieme, con la sola aggiunta di un pochino di olio di oliva…queste sono le magie della cucina vegana! Impari a fare un impasto e lo usi per almeno due pietanze diverse!



BESCIAMELLA




Ingredienti:
3-4 cucchiai di farina di riso;
½ litro di latte di riso;
1 cucchiaio di tamari;
4 cucchiai olio e.v.o.;
Noce moscata q.b.;

Le quantità degli ingredienti sono variabili in base al risultato che si vuole ottenere. La magia continua anche con la besciamella, che è stata sfruttata in due modi: più liquida come condimento dei ravioli e più densa per le coste gratinate.

Preparazione:
Ci sarebbero tanti modi “da manuale” per fare la besciamella, stemperando prima l’olio con la farina, magari usando colino o setaccio…invece il nostro Senso Pratico si è innamorato del minipimer e non può più farne a meno! Prendete allora un recipiente con i bordi alti e mettete tutti gli ingredienti insieme, tranne la noce moscata.
NOTA: per ottenere una besciamella più liquida utilizzate la metà della farina indicata, più densa la volete, più farina va aggiunta. Così come per tutti gli impasti e le preparazioni in cui si utilizza la farina, tenete presente che ogni marca e tipo si comporta in modo diverso: sia durante la cottura (assorbimento dell’acqua) che durante la fase di impasto ciascun cereale ha la sua peculiarità. Per esempio la farina di riso non lega molto e non fa grumi, per questo viene utilizzata per le salse o per le vellutate, anche perché ha un sapore molto delicato che non copre gli altri.
Dopo questa nota avrete capito che bisogna fare un po’ di tentativi, ma in realtà è molto semplice perché basta mettere il preparato, frullato con il minipimer, in una pentola e cuocere a fiamma molto bassa continuando a mescolare. Quando vedete che fa le bolle, è pronta. Basta spolverarci un po’ di noce moscata!

RAVIOLI


Ingredienti per circa 25 ravioloni:
500 gr farina di farro integrale (più 200 gr circa per il piano di lavoro, per evitare che la pasta si attacchi);
1 cucchiaino di sale;
acqua q.b. (circa un bicchiere);

Per il ripieno:
1 Kg spinaci freschi;
2 panetti di tofu naturale;
3 cucchiai di nocciole tostate tritate;
1 cucchiaio di lievito alimentare;
1 spicchio di aglio;
sale q.b.;
olio e.v.o. q.b.;

Preparazione del ripieno:
Stufate gli spinaci con lo spicchio di aglio e strizzateli in modo da renderli più asciutti possibile. Si possono tritare o tagliuzzare con le forbici (il nostro Senso Pratico ha scelto la seconda!). A questo punto mettete tutti gli ingredienti in un recipiente e amalgamateli fino ad ottenere un impasto morbido. La fantasia qui può suggerire qualsiasi cosa: l’idea iniziare era di fare dei ravioli di zucca, ma poi per evitare smorfie di disgusto di Ettore, abbiamo “ripiegato” su questo ripieno.

Preparazione della pasta:
Incorporate l’acqua e il sale nella farina fino ad ottenere un impasto non troppo appiccicoso, elastico e che possa essere steso col matterello senza troppa fatica.
Con abbondante farina sul piano di lavoro stendete l’impasto fino a circa 3 mm di spessore e tagliatelo in quadrati di circa 10 cm di lato.



In ogni quadrato posizionate una noce di ripieno. Tenete davanti a voi una ciotolina con dentro dell’acqua e un’abbondante manciata di farina per il piano. Inumidite i quattro bordi e seguendo la diagonale del quadrato, fate aderire i lati, cercando di non far rimanere bolle d’aria all’interno. A questo punto otterrete un triangolo ripieno. Prendete in una mano il triangolo, con il vertice verso le dita: le altre due estremità vanno ripiegate una sull’altra e fatte aderire.
Questo trattato d’ingegneria ha voluto descrivere la preparazione di normalissimi tortellini…nel dubbio potete chiedere a Rosy che, sotto mentite spoglie è venuta al corso, ma in realtà può benissimo essere la moglie di Giovanni Rana!!
Stando attenti a sollevare i ravioli, buttatene una decina per volta in acqua bollente salata finchè non vengono a galla: in quel momento potete scolarli con una schiumarola e condirli come vi piace. Noi abbiamo usato la besciamella nella versione più liquida.



COSTE GRATINATE



Avevamo delle buone coste bio e le abbiamo cotte al dente. Una volta scolate le abbiamo mescolate alla besciamella (versione più densa) e le abbiamo messe a gratinare in forno per 15-20 minuti.
Il colore un po’ “psichedelico” della besciamella è dato dal tamari. Se la preferite bianca, con un aspetto più convenzionale, potete sostituire il tamari con del sale.

PATE’ DI ALGHE



Senza stare ad elogiare tutte le ottime qualità delle alghe (basti dire che una forchettata di alghe equivale a 10 bustine di polase!!!) abbiamo voluto cucinarle insieme per dimostrare anche ai più scettici che il cattivo odore delle alghe si può trasformare in un’ottima pietanza: magia!!
Ci siamo quindi affidate a una grande esperta, la cuoca petulante. La sua ricetta del patè di alghe ci è sembrata il modo migliore per cominciare a divulgarne l’utilizzo.

Ingredienti:
1 pugno di alghe hijiki;
1 pugno di alghe arame;
4 cucchiai di salsa di soia;
1 limone (succo);
2 cucchiai di tahina;
1 cucchiaio di pinoli tostati;

Mettete in ammollo le hijiki in acqua fredda per almeno 20 minuti. Scolatele bene e mettetele in una pentola di acciaio con le alghe arame, la salsa di soia e tanta acqua fino a coprirle. Cuocete fino a quando il liquido non si sarà completamente asciugato. A questo punto trasferite le alghe in una terrina insieme a tutti gli altri ingredienti e utilizzate il mitico minipimer finchè non otterrete un composto omogeneo. Il nostro minipimer, fornito da Anna, aveva la funziona “turbo”, percui non abbiamo avuto particolari problemi nel rendere cremoso il patè in pochi minuti, ma si possono usare anche mixer o frullatori tradizionali e il risultato non cambia.
La cuoca petulante consiglia di servirlo il giorno dopo con pane ai cereali o con verdure da pinzimonio.

NOTA:Durante la prima fase della cottura, non spaventatevi: l’odore che sentite sembra l’olio essenziale del porto di Genova, ma una volta cotte e mescolate con altri ingredienti diventano molto più delicate e fanno dimenticare l’odore che avete sentito.
Nonostante le resistenze iniziali infatti ha avuto un grande successo!

Nella prossima puntata:
- Gnocchi colorati;
- Torte salate rinfusa;